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Colpo di Stato, di Carlos Barbé.

colpodistato

I. L’evoluzione del significato. – Il significato dell’espressione colpo di stato è cambiato nel tempo. Il fenomeno manifesta oggi delle notevoli differenze rispetto a quello a cui, con la stessa dizione, si faceva riferimento tre secoli fa. Tali differenze vanno dal mutamento sostanziale degli attori (chi lo fa) alla forma stessa dell’atto (come si fa). Soltanto un elemento si è mantenuto invariato e si presenta appunto come trait d’union tra queste diverse configurazioni: il colpo di stato è un atto compiuto da parte di organi dello Stato stesso. Una breve sintesi storica metterà meglio in luce tanto le sopra elencate differenze quanto la permanenza di quest’ultimo elemento. [leggi tutto]

 

Carlo Augusto Viano, Perché “La scintilla di Caino”?

viano caino

Non ho mai avuto particolare simpatia per la parola “coscienza” e, soprattutto, per i discorsi, specialmente i discorsi filosofici, che si fanno sul suo conto, anche se, quando ho fatto il mio apprendistato filosofico, quella parola era l’insegna dell’idealismo e dello spiritualismo e condiva tutte le filosofie edificanti, né mancava nelle consuete celebrazioni del primato dell’uomo, contrapposto alla natura. In tempi più recenti, ho assistito al consumo di due suoi usi, che si erano consolidati in importanti tradizioni culturali. Infatti il termine “coscienza” aveva assunto particolare rilevanza in formule quali obiezione di coscienza e libertà di coscienza, strumenti di rivendicazioni morali, politiche e giuridiche o espressioni di diritti costituzionalmente protetti. Ebbene proprio questi usi della coscienza si sono consumati. L’obiezione di coscienza al servizio militare, dopo essere stata estesamente invocata in modo opportunistico, ha perso senso in seguito all’abolizione della coscrizione obbligatoria, almeno in molti paesi liberali e democratici, nei quali era pur stata riconosciuta. [leggi tutto]

Storia e fondamenti della Logica, di Ettore Casari.

casari

La prima e per vari aspetti tuttora insuperata analisi della situazione semantica che comprende nette distinzioni: [1] fra la sfera linguistica e quella ontologica; [2] fra i termini e gli enunciati nonché, entro i termini, fra i loro due tipi fondamentali; [3] fra le due fondamentali relazioni di denotazione e di enunciazione, ivi compresa la definizione di verità è quella offerta da Platone nel (26le5sqq). c Sofista Passando sopra a distinzioni minori quest’analisi può essere così presentata. Vi sono da un lato le entità linguistiche che Platone chiama le entità vocali segni della voce. [leggi tutto]

Fonte: Università Statale di Milano.

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Rivoluzione, di Francesco Benigno.

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Gettando uno sguardo verso il passato si scorgono, nel panorama degli avvenimenti trascorsi, alcuni eventi prominenti che si stagliano sugli altri per la loro grandiosità, quasi fossero montagne. Sono vicende che hanno fondato compagini politiche o sociali, religiose o nazionali e il cui racconto ha poi continuato ad accompagnare nel tempo la memoria e la storia di queste comunità. Si tratta dunque di grandi narrazioni, di fatti ritenuti decisivi, originari, densi di gesta memorabili e ricchi di significati, popolati di figure eroiche e tragiche, animati da simboli potenti. Sono epopee, storie mitizzate che si pongono come l’inizio di tutto o, almeno, come l’inizio di una nuova epoca: eventi-matrici, dunque, che si situano esattamente dove scaturisce la storia di un popolo e, spesso, di uno Stato. Sono le rivoluzioni. [leggi tutto]

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Révolutions dans l’histoire et histoire de la révolution, par Jack Goldstone et Françoise Aulagne.

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La Révolution française de 1789 est-elle unique en son genre ? Les Français du xvnr siècle le pensaient sûrement. Cependant le caractère unique de la Révolution a été érodé par la recherche scientifique moderne qui a minimisé le sens de ses causes et de ses conséquences, et réduit son développement interne à un processus de dérapage.
Il faut maintenant corriger cette tendance de la science. Mais ce n’est pas à travers l’étude de la seule révolution que l’on pourra apprécier l’originalité de la Révolution française. Il va falloir replacer la Révolution dans le contexte des révolutions et des révoltes qui ont eu lieu dans le monde entier. Des révolutions, il s’en est produit dans des époques et des pays très variés et, dans le temps, la nature de la révolution a considéra blement évolué. Ainsi, pour comprendre ce qui fait que les événements qui se déclenchèrent en France en 1789 furent uniques, il faut étudier à la fois les divers modes d’émergence des révolutions dans l’histoire, et l’histoire elle-même – c’est-à-dire l’évolution dans le temps – de la nature des révolutions. [lire la suite]

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Rivoluzione, di Jack A. Goldstone e Massimo L. Salvadori.

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Per quasi due secoli, dalla Rivoluzione francese sino agli anni settanta, numerosi studiosi cercarono di spiegare le origini delle rivoluzioni attraverso un modello astratto di società basato sulla dicotomia masse/élites.
Molti degli autori che adottarono questo approccio erano interessati alle motivazioni che spingono l’uomo comune a partecipare alle rivoluzioni, e focalizzarono quindi l’attenzione sulla psicologia individuale e di gruppo. Sia Sigmund Freud che Max Weber affermarono che le masse sono spinte alla lotta rivoluzionaria da leaders ‘carismatici’: per Freud si tratta di surrogati della figura paterna, in grado di creare un senso di appartenenza, mentre per Weber i leaders carismatici agiscono come profeti che promettono la redenzione. In una prospettiva analoga, Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca sostennero che a spingere o a costringere le masse all’azione rivoluzionaria sono individui eccezionali che aspirano al potere; le masse tuttavia conservano sempre un ruolo subordinato, sicché le rivoluzioni si risolvono in un mero avvicendamento di élites. Alexis de Tocqueville per contro attribuì alle masse un ruolo più attivo, affermando che le rivoluzioni hanno le maggiori probabilità di verificarsi quando le condizioni di vita delle masse migliorano e vengono abolite le istituzioni sociali più inique, perché proprio allora il popolo sentirà maggiormente il gravame delle restanti ineguaglianze e istituzioni oppressive. Di conseguenza, secondo Tocqueville, sarebbero le élites che cercano di riformare istituzioni obsolescenti a favorire le rivoluzioni, in quanto insegnano alle masse che le istituzioni possono cambiare e che un loro cambiamento è necessario. [leggi tutto]

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D’ailleurs et de nulle part. Mendiants, vagabonds, clochards, SDF en France depuis le Moyen Âge, par André Gueslin.

André Gueslin, D’ailleurs et de nulle part. Mendiants vagabonds clochards SDF en France depuis le Moyen Âge

En proposant une histoire de la pauvreté errante dans la France du Moyen Âge à nos jours, André Gueslin creuse un peu plus le sillon qu’il a déjà emprunté dans nombre de ses ouvrages précédents. En centrant cette fois-ci son attention sur la figure historique du vagabond, l’auteur retrace dans un langage clair et une démarche rigoureuse l’histoire totale d’une pauvreté singulière et pluriséculaire : la pauvreté errante. Comme à son accoutumée, André Gueslin mobilise une palette extrêmement riche et diversifiée de matériaux historiques, juridiques, ethnologiques, littéraires, cinématographiques, etc., pour multiplier les entrées descriptives et analytiques de ce monde qui, très justement, laisse peu de traces. Écrire l’histoire de la pauvreté errante, c’est écrire « une histoire d’hommes sans voix à travers les traces qu’ils laissent et les représentations qu’en ont les nantis ». [lire la suite]

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Povertà, di Irma Adelman e Nicola Negri.

Povertà di Irma Adelman e Nicola Negri

La povertà è uno stato di indigenza assoluta o relativa, e include oltre che aspetti materiali anche dimensioni non materiali e intergenerazionali. Obiettivo delle politiche contro la povertà dovrebbe essere quello di consentire l’autorealizzazione di tutti i membri della società, anche dei più poveri.L’indigenza materiale consiste in un livello di reddito troppo basso per permettere la soddisfazione di bisogni fondamentali in termini di mercato. La povertà però non è solo uno stato di privazione materiale, ma consiste anche in una inadeguata disponibilità di beni e servizi di ordine sociale, politico e culturale. Uno degli obiettivi fondamentali delle politiche nazionali contro la povertà dovrebbe essere quello di aiutare i poveri a raggiungere un livello di vita soddisfacente, nonché di creare le condizioni, economiche e di altro tipo, che consentano a essi e ai loro figli di avere eguale accesso alle opportunità. [leggi tutto]

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Études sur l’histoire de la pauvreté jusqu’au XVI siècle, par Michel Mollat.

Michel Mollat Études sur l'histoire de la pauvreté jusqu'au XVI siècle

Discrets ou méconnus, les humbles attendaient l’accès aux honneurs de l’histoire, il y a moins d’un siècle. Admis avec réserve, ils restent souvent des ombres et leur rôle celui de figurants muets. Les sources qui les concernent sont éparses et rarement spécifiques, plus on remonte dans le temps. La terminologie les désigne, en latin et dans les langues vulgaires, de manière polyvalente et changeante. Pour éclairer ces fantômes sans nom, il faut changer sans cesse de point de vue, recourir à des disciplines diverses, et seul le travail en équipe permet de débroussailler le problème : Qui et quels furent les pauvres? Quelle fut leur place dans la société? Quelle idée s’est-on faite de la pauvreté?

Quelques réflexions d’ensemble, inévitablement sommaires, chercheront à introduire la question auprès du lecteur. Sous peine d’alourdir inconsidérément un ouvrage déjà gros, il faut renoncer à faire état de tant de travaux, souvent excellents, toujours utiles. Nous nous proposons d’en regrouper ailleurs les résultats en un essai de synthèse provisoire. [lire la suite]

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La povertà tra il medioevo e l’inizio dell’età moderna, di Vladimyr Martelli.

Vladimyr Martelli

La povertà tra il medioevo e l’inizio dell’età moderna: marginalità, inclusione ed esclusione.  
Chi sono i poveri? Cosa è la povertà? Cosa è la marginalità? 
Per poter rispondere a queste domande bisognerebbe scrivere probabilmente tre libri diversi ed alcune appendici. In questa sede ci interessa solamente accennare delle definizioni, le più accettate tra gli storici, mettendo in risalto le zone di intersecazione tra di esse. 
Chi siano i poveri non è facile a dirlo. Questo perché essi cambiano nelle epoche, anzi si può dire che ogni epoca ha avuto e generato nuovi poveri. La definizione di povero deve avere, quindi, un’accezione larga. A tal proposito si può fare riferimento a quanto ha scritto Mollat, ripreso da Paglia, il quale definisce povero “colui che in modo permanente o temporaneo si trova in condizione di debolezza, di dipendenza, contraddistinta dalla mancanza di strumenti di potere e di considerazione sociale, ossia di denaro, di relazioni, di influenza, di qualificazione tecnica, di vigore fisico, di capacità, di cultura, di libertà e dignità personale.” [leggi tutto]

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